Martino Gaudiano

Il mondo poetico di un artista emerge e si segnala con tanta maggiore evidenza quanti più sono gli apporti che costituiscono la sua dotazione culturale. Questa, nella ricerca di Martino Gaudiano, alimenta dagli anni ’70 una forza creativa che, con accelerazioni decise e pause di riflessione e di analisi proficue, è andata via via definendo un’arte dai contorni pienamente riconoscibili, quali espressioni dirette della sensibilità dell’autore.

La sua pittura è intrisa di umori che, assorbiti dalla classicità, convergono in una sintesi capace di mantenere la fragranza d’origine e di aprire contestualmente squarci illuminanti sulla realtà dei sentimenti e delle emozioni.

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Un sogno può durare quanto una vita. Perché la sua sostanza si fa pensiero, ossessione, diventa la ricerca di una forma o la suggestione di un colore. Il valore di un significato capace di dare una spiegazione al tutto, che ognuno di noi intimamente persegue lungo le tracce di un sentiero che è solo suo. Intimamente suo.

E’ l’inseguimento di un universo che si dipana entro le pieghe di una sfumatura, per perdersi in vertigini che paiono infinite. Un percorso che costa fatica e non concede sconti, né tantomeno ammette compromessi, ma impone piuttosto un’opera costante di lettura e rilettura di sé e del mondo, paziente in quanto amorevole, perché ubriaca di poesia e di verità.

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Senza il passo sicuro e l’occhio severo dell’esperto, e senza il sapere di chi si può concedere il distinguo di una critica, sono entrato nei segni e disegni di Martino Gaudiano…

Con l’andatura incerta di chi non ha mai imparato l’arte delle ombre e dei colori, e con addosso l’abito vulnerabile dell’emozione e la fronte alta della sorpresa, ho infilato il passo del curioso dentro le creazioni e le creature dell’artista.

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Scevro di approfondite nozioni tecniche, privo di qualsiasi connotato da critico d'arte, mi aggiro da semplice fruitore fra le stanze della casa del Maestro Gaudiano. Passo accanto a quadri appesi e ad altri appoggiati alle pareti, mi soffermo dinanzi a tele con e senza cornice, mi imbatto in progetti iniziati e mai terminati e ad altri ancora ultimati da poco.

Appartengono a periodi vari, a epoche sovrapposte di una vita intera, sono i sedimenti lenti e silenziosi delle età di una persona che ha vissuto la pittura mai come ostentazione di sé, semmai come intima riflessione capace di espandersi al mondo. Tra colori di varia essenza e forme che non obbediscono alle leggi della geometria euclidea, semmai ne inventano una ribelle eppure rigorosa, si avverte e si percepisce una passione per il dipingere che è stata e sa essere ancora pura, perché lontana da leggi di mercato o da coatte appartenenze a circoli accademici.

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Martino Gaudiano è uno di noi. Ce l’hai nel cuore, puoi non vederlo per mesi ma se lo incontri il mondo ti sorride. Non c’è una persona, un suo alunno, un suo collega che non lo stimi e non ambisca ad essere suo amico.

Come abbia fatto a conquistare tanta simpatia è un mistero… lui che è così riservato da mettersi sempre dietro, in secondo piano, per non essere notato, lui che sta sempre al suo posto e si guarda bene dall’invadere lo spazio altrui, lui che non parla se non conosce l’argomento.

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Un giorno, un amico di mio padre affermò sorridendo che “l’arte di Martino non è né impressionista né espressionista, bensì impressionante”. Era una domenica di maggio piena di sole, avevo tredici anni, e mi fece ridere questa definizione.

Oggi la rivaluto, ripulendola dalle accezioni più ovvie dell’aggettivo “impressionante”, e portando in primo piano il solo traslato fotografico (analogico) dell’esposizione alla luce di una pellicola. Mio padre - quando disegna, dipinge, incide e stampa - espone alla sua visione del mondo la mente delle persone. Una visione del mondo che non ha mai cessato di oscillare, motu aeterno, tra la delusione per la mancata evoluzione dell’animo umano e il rifugio individuale nella necessità del vivere nascosto e dell’intima evasione.

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Meglio si insegna agli uomini con gli esempi, poiché contengono questo di buono: che sono prova di quello che si asserisce. Così si esprimeva Plinio il Giovane, nel ringraziare l’imperatore Traiano per la sua nomina a console.

Una bella citazione classica che riteniamo significativa anche per i nostri tempi e pertinente alla personalità ed all’esperienza didattica di Martino Gaudiano, per lunghi anni docente di discipline artistiche nelle nostre Scuole ed esempio di serietà professionale e di sapienza metodologica nel far apprezzare a schiere di alunni, ma anche a discenti di altra e varia età, la storia dell’arte, le tecniche e gli stili, le peculiarità e le caratteristiche nei vari campi della creazione estetica.

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